I diamanti che non perdono valore nel tempo

La diversificazione è una delle regole principali in materia di investimenti. Serve per suddividere il proprio capitale in investimenti a breve, medio e lungo periodo, in modo tale da avere sempre disponibilità liquide in caso di necessità, disinvestendo da mercati a breve periodo e conseguentemente a basso rischio e rendimento, ma anche dando più possibilità di guadagno e quindi di crescita al proprio patrimonio con soluzioni più rischiose e che possono richiedere tempi più lunghi. In quest’ultima ottica sicuramente può rientrare a pieno l’invesimento in diamanti.

Un diamante è per sempre
Il diamante non è soltanto un gioiello di lusso, ma anche un investimento in un bene rifugio, come lo è quello dell’oro, molto più conosciuto, scambiato e regolamentato.
In momenti di alta volatilità nei mercati finanziari, il diamante può rappresentare una scialuppa di salvataggio al proprio patrimonio.
E la massima che accompagna il diamante, che è per sempre, non è soltanto un modo di dire, ma nasconde una grande verità, quella che questo materiale  prezioso non si deteriora con il tempo, ma anzi acquista ancora più valore.
Il diamante è quindi al tempo stesso un bene di lusso da sfoggiare che genera sicurezza e un investimento prezioso che non decade a distanza di anni.

Il valore di un diamante
Ciò che determina il valore di un diamante sono essenzialmente 4 caratteristiche, dette anche le 4 C: carat (la caratura, il peso in carati), cut (il taglio), clarity (la purezza), color (il colore).
L’elemento più importante resta il peso, ma gli esperti tengono comunque in considerazione ogni peculiarità ritenendo ciascun diamante un pezzo unico. Dopo il peso è la purezza la caratteristica più importante e che maggiormente incide sul prezzo. Ogni aspetto ha al suo interno una scala di valutazione, per la purezza ad esempio il grado più alto è la F (flawless, ossia perfetto). Quanto al colore, i diamanti che ne sono privi, sono quelli più rari e perciò più di valore, si identificano con la lettera D, al versante opposto ci sono i diamanti Z, leggermente colorati di giallo o marrone. Mentre nel caso di questi diamanti, il valore scende con l’evidenziarsi del colore, con i cosiddetti Fancy colors, colori fantasia, il prezzo aumenta più è vivo e profondo il colore, poiché estremamente rari, come il blu o il rosa.

Conoscere il mercato
Prima di cimentarsi in un investimento in diamanti, è essenziale conoscerne il mercato, i protagonisti che lo movimentano, essere informati e valutare con attenzione il pezzo che si è deciso di acquistare.
A differenza dell’oro, il diamante non ha un vero e proprio mercato e quindi il suo prezzo non è regolamentato. In sostanza sono pochi gli attori che prendono parte ai movimenti del settore, banche e società specializzate, che con fare esperto agiscono sull’offerta mantenendo sempre il prezzo ad un certo livello. Valutare sempre quindi il prezzo di un diamante, confrontarlo con altri simili nel listino di riferimento che è il Rapaport perché spesso le stesse banche e le società specializzate li fissano troppo a proprio vantaggio.
Al diamante non si applicano le spese di successione nè il capital gain sull’eventuale guadagno al momento della vendita, ma sugli acquisti si paga l’iva al 22%, che non viene applicata se il diamante si trova in cassette depositate nelle zone franche che sono Rotterdam, Anversa, Le Havre e Genova per il mercato europeo.

I rischi dell’investimento in diamanti
Investire in diamanti non è comunque così semplice, proprio per questo si sconsiglia di destinare più del 10% del proprio capitale a questo mercato.
Di prendere in considerazione solo diamanti con caratura superiore a 0,5, poiché al di sotto non è obbligatorio un certificato di laboratorio, ma inferiore a 3, visto che per pesi superiori ne diventa poi problematica la vendita.
La liquidità del diamante è effettivamente abbastanza scarsa, si ha sempre molta scelta tra diversi venditori al momento dell’acquisto, ma decisamente meno acquirenti quando si vuole liquidare la pietra e che tra l’altro, tirano al ribasso sul prezzo.
Sono inoltre influenzati dal rischio cambio, poiché vengono scambiati in dollari, si paga l’iva al 22% in acquisto che non viene recuperata alla vendita e una percentuale che può arrivare fino al 15% del controvalore per la commissione di negoziazione in fase di uscita. Costi che naturalmente vanno ad abbattere l’eventuale guadagno avuto nel corso degli anni dall’investimento in diamanti e di cui bisogna tener conto.